WILPF Italia

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HUMAN RIGHTS COUNCIL INTERROGAZIONE DELL’ITALIA DEL 27/10/2014 PER L’UNIVERSAL PERIODIC REVIEW

(A cura di Patrizia Sterpetti WILPF-ITALIA)

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NEL GIUGNO 2014 il Segretariato Internazionale della WILPF ha lanciato un invito ai membri dell’International Board e alle Sezioni  a presentare progetti riguardanti tre diversi temi, fra i quali quello dei diritti umani. Nella griglia elencata c’era, ad esempio, la partecipazione diretta ad un organismo di difesa dei diritti e un intervento sull’implementazione di medio termine delle raccomandazioni della Revisione Periodica Universale (UPR), che si svolge a Ginevra presso il Consiglio dei Diritti Umani.

La sezione italiana ha presentato in luglio un progetto sul proprio contributo al Rapporto che il Comitato per la Promozione e Protezione dei diritti umani, sorto in Italia nel 2002, prepara ogni anno per monitorare le azioni intraprese dai governi in carica sulle raccomandazioni ricevute negli UPR precedenti sull’applicazione in Italia del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966. La WILPF-Italia ha così ottenuto un premio che ha consentito per la prima volta la partecipazione di una sua delegata, Patrizia  Sterpetti, all’UPR, che si è svolta dal 27 ottobre al 7 novembre 2014.

In agenda la prima giornata era dedicata proprio all’Italia: la mattina era prevista la presentazione del Rapporto governativo e il dialogo interattivo con tutte le delegazioni dei Paesi in seduta plenaria e il pomeriggio un incontro ristretto tra il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) e diverse rappresentanze delle organizzazioni non governative e della società civile italiana.

I Paesi prescelti dal gennaio 2014 per facilitare la revisione dell’Italia erano l’Irlanda, l’Etiopia e la Repubblica Yugoslava di Macedonia ma altri Paesi come la Germania, il Messico, l’Olanda, la Norvegia, la Slovenia, la Spagna, il Regno Unito e l’Irlanda del Nord, gli Stati Uniti d’America, hanno trasmesso le loro domande all’Italia durante tutta la fase preparatoria.

E’ bene ricordare che in Italia non è stata ancora costituita una Commissione Nazionale Indipendente per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani in accordo con i Principi di Parigi. Questa inadempienza, legata alla scarsa consultazione della società civile nella elaborazione dei contenuti del Rapporto Nazionale da presentare al Consiglio dei Diritti Umani, è stata puntualmente oggetto delle critiche da parte del Comitato per la Promozione Protezione dei diritti umani di cui la WILPF-Italia fa parte. Tale comitato, oltre ad esercitare dal 2002 pressioni politiche in Italia, ha rappresentato un’antenna di contro-informazione, sia presso i funzionari del Consiglio dei Diritti Umani, che presso le delegazioni nazionali ivi rappresentate. Il fatto che lo Stato-Italia soggetto a revisione abbia introdotto la propria relazione sul Rapporto nazionale per bocca del Vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale Lapo Pistelli, a capo di una delegazione che ha come organo attualmente rappresentativo il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani  (che non è una Commissione Nazionale Indipendente), facendo menzione degli incontri consultativi tenuti con le organizzazioni della società civile e con il Parlamento, della pubblicazione dei documenti del Rapporto Nazionale su un sito web, per dovere di trasparenza e di riscontro (vedi la raccomandazione 92), è certamente un progresso il cui merito spetta alle pressioni di chi da anni richiede l’adeguamento dell’Italia agli standards delle Nazioni Unite nel campo dei Diritti Umani.

Sempre nella sua presentazione il Vice ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Lapo Pistelli ha sottolineato l’implementazione da parte dell’Italia di 74 su 78 raccomandazioni accettate nel corso della precedente Revisione Periodica Universale nel 2010, l’approvazione da parte del Senato di un progetto di legge che introduce il crimine della tortura, ora in discussione alla Camera, l’abolizione nel 2010 da parte della Corte Costituzionale del reato di immigrazione illegale, il lavoro del Parlamento per promulgare leggi in accordo con il Diritto umanitario internazionale e con lo Statuto, ratificato dall’Italia, della Corte Penale Internazionale. I documenti relativi all’UPR dell’Italia sono disponibili sul sito http:// www.ohchr.org/EN/HRBodies/UPR/Pages/IT Session 20.aspx

Il lavoro preparatorio svolto dal Comitato italiano per la Promozione e Protezione dei diritti umani e dalle associazioni sotto il suo ombrello sulle delegazioni nazionali prima dell’UPR hanno ottenuto dei risultati. Lo dimostra l’analisi delle raccomandazioni rivolte all’Italia da parte di 92 Stati intervenuti in ordine alfabetico dal Ciad al Canada nella grande sala dei diritti umani dal soffitto multicolore. Ufficiosamente invece è importante sapere che da una parte instancabile è stato da parte di Barbara Terenzi, portavoce e Presidente del Comitato per la Promozione e Protezione dei diritti umani, il richiamo rivolto al Comitato Inter-Ministeriale per i Diritti Umani (CIDU) e alle delegazioni in rappresentanza degli Stati nel Consiglio dei Diritti Umani sul fatto che: “After more than 10 years, two volountary pledges at the UN Human Rights Council and all recommendations 11,12,13,14 and 15 of UPR and Treaty Bodies, finally a NHRI in line with the Paris Principles and International standards should be establish in Italy!” Dall’altra non meno solerte è stato il dialogo delle rappresentanti WILPF sui diritti umani Viola Giuliano, Léa Kor, Maria Burgos per tenere vive presso il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CEDU) e in particolare il consigliere Marco Lapadura (il 17 Aprile, in Maggio, il 30 Luglio, il 10 Settembre, i primi di Ottobre 2014) e sistematicamente presso le delegazioni degli Stati, i contenuti delle raccomandazioni sulle quali la WILPF–Italia ha dato il suo contributo nel rapporto che viene stilato annualmente dal Comitato per la Promozione e Protezione dei diritti umani (i diritti delle donne, raccomandazioni 34 e 35).

Riguardo alla raccomandazione 34, avanzata da Cuba nell’UPR del 2010, si denuncia la discriminazione delle donne nel mercato del lavoro, l’insoddisfacente superamento delle “dimissioni in bianco” legate alla Legge Brunetta del 2008 da parte del ddl di “Riforma del mercato del lavoro” (Aprile 2012 art.55), la disoccupazione femminile, l’assenza di investimenti su asili Nido e Scuole per l’Infanzia, il part-time involontario, i bassi salari, la scarsa occupazione delle donne con disabilità, la lentezza dell’attuazione del “Piano Italia 2020”.

Riguardo la raccomandazione 35, avanzata da Israele nell’UPR del 2010, invece si affronta il tema della violenza contro le donne criticando la debolezza della strategia di prevenzione nel Piano Nazionale Antiviolenza (NAP) approvato nel 2010, la mancanza dei coinvolgimento della società civile, l’insufficienza dei fondi e quindi dei centri Anti-Violenza, di case di Ospitalità e di formazione di personale ad hoc, la non rappresentazione del problema nei programmi scolastici, si richiede il rispetto delle Forze dell’ordine nel corso delle denunce, si rileva la mancanza di una raccolta strutturata dei dati sul fenomeno. Inoltre si sottolinea come il NAP non rispetti le delibere delle NU (Risoluzione 1325 e Risoluzione 2122), non riconoscendo adeguato ruolo politico alle donne nelle situazioni di conflitto e post-conflitto.

Sulla base di queste osservazioni sulle Raccomandazioni 34 e 35 da parte della WILPF-Italia la WILPF-International ha rivolto nei dialoghi con diversi interlocutori delle raccomandazioni. Ha chiesto lo sviluppo di una specifica politica nazionale per incoraggiare l’impiego femminile, per destinare fondi agli Asili Nido e alle Scuole d’Infanzia, di incentivare imprese che assumano le donne con contratti stabili e la riduzione dell’instabilità occupazionale. Riguardo al fenomeno della violenza la WILPF-International ha suggerito di destinare un budget sufficiente alle politiche di contrasto della violenza di genere, focalizzata sulla prevenzione e in particolare sui servizi di assistenza, educazione alla parità di genere nella scuola, raccolta di dati e formazione di operatori. Pur congratulandosi con l’Italia  per la ratifica quest’anno del Trattato sul Commercio delle Armi (ATT), riconosciuto come uno strumento legale di prevenzione della violenza, è stato richiesto di dare seguito a questa iniziativa concentrandosi sulla dimensione di genere del commercio delle armi, che troppo spesso facilitano stupri, traffico di donne e gravidanze forzate. Ciò rientra negli obiettivi espressi nel Piano nazionale di Azioni su Donne, Pace e Sicurezza per ridurre l’impatto dei conflitti sulle donne, promuovendo la loro partecipazione alla soluzione e prevenzione dei conflitti e come agenti di cambiamento. La disponibilità delle armi impedisce alle donne di godere dei propri diritti umani, anche quelle di piccolo taglio o leggere. Privando i civili di un ambiente sano, le armi e la violenza perpetrano il controllo basato sul terrore che impedisce alle donne di godere dei diritti civili, politici, sociali ed economici. Quindi la raccomandazione finale è quella di vigilare per impedire l’autorizzazione di ogni arma convenzionale quando si sappia che può causare violenza di genere o violenza alle donne.

L’analisi delle raccomandazioni rivolte all’Italia il 27 Ottobre 2014 in questa sessione dimostra che le raccomandazioni-ombra sono state recepite e fatte proprie da molti Paesi.

32 Paesi hanno sollecitato l’Italia a creare un’Istituzione indipendente per la tutela dei diritti umani: Ciad, Cile, Costa Rica, Congo, Danimarca, Repubblica Dominicana, Egitto, Guatemala, Ungheria, Filippine, Francia, India, Indonesia, Irlanda, Kenya, Malesia, Marocco, Mali, Niger, Pakistan, Perù, Portogallo, Senegal, Togo, Tobago, Uruguay, Ucraina, Venezuela, Algeria, Azerbaijan,Bahrein, Bulgaria.

7 Paesi hanno sollecitato l’Italia a migliorare l’inserzione delle donne nel mercato del lavoro: Etiopia, Irlanda, Uzbekistan, Viet Nam, Australia, Francia, Kyrgystan.

26 Paesi hanno sollecitato l’Italia ad attuare programmi per contrastare la violenza contro le donne: Cipro, Repubblica Dominicana, Germania, Ghana, Francia, India, Irlanda, Malesia, Maldive, Messico, Olanda, Romania, Russia, Sierra Leone, Spagna, Svizzera,  Trinidad e Tobago, U.S.A., Viet Nam, Bahrein, Botswana, Brasile, Canada, Iran, Uzbekistan.

Nessuna delegazione ha raccolto invece la richiesta indirizzata all’Italia dalla WILPF di prestare attenzione, nella vendita delle armi, alle specifiche conseguenze sulla violenza di genere o contro le donne.

Nel corso dell’incontro ristretto, tenutosi il pomeriggio, tra il Comitato Inter-ministeriale per i Diritti Umani e diverse rappresentanze delle organizzazioni non governative e della società civile, alla presenza del Presidente Gianludovico De Martino e di tutta la delegazione italiana (vedi lista), anche la rappresentanti WILPF hanno preso parola. Léa Kor ha espresso il suo apprezzamento per l’impegno al dialogo dimostrato dal CIDU nell’ultimo anno e ha auspicato che questa prassi venga mantenuta. Patrizia Sterpetti facendo riferimento alle informazioni sullo SPRAR date dal Vice Ministro Pistelli ha sottolineato che se sono stati fatti progressi significativi nell’accoglienza per garantire il diritto d’asilo, ci sono aspetti che rimangono problematici come i tempi reali, aldilà di quelli stabiliti dal regolamento SPRAR, nel foto segnalamento e nel rilascio dell’attestato nominativo. Inoltre la qualità delle strutture di accoglienza non corrisponde alle esigenze degli utenti, perché spesso si tratta di alberghi o ostelli riadattati. Il punto più grave è il fatto che la normativa SPRAR prevede che dopo sei mesi dalla risposta della Commissione territoriale e dopo il primo rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro ed asilo si interrompa l’accoglienza. In questo modo persone senza ancora un lavoro e senza un’abitazione si ritrovano per strada in uno stato di grande ansia (avendo accesso a soluzioni assistenziali che prevedono lunghe attese e con blande alternative). Al contempo, a monte di tutto, sarebbe necessario un rilevamento accurato dei Paesi esportatori di richiedenti asilo per inaugurare un confronto tra questi e l’Unione Europea piuttosto che puntare tutta l’attenzione sulla Libia, da cui parte il traffico di esseri umani (vedi raccomandazione del Sud Sudan). L’Italia ha la Presidenza europea e potrebbe proporre agli Stati membri un piano diplomatico simile.

Secondo punto: La WILPF ha espresso una raccomandazione (35) rispetto alla parzialità delle misure che sono state create in risposta alla violenza contro le donne, perché non prevengono il fenomeno. E’ vero che si vedono grandi manifesti nelle strade e spot televisivi che criticano questo fenomeno ma se non c’è un intervento olistico coerente si rischia di avere soltanto, nel flusso delle informazioni, dei messaggi contraddittori. Come si può raccogliere dati sul fenomeno della violenza alle donne per monitorarlo o innovare le attitudini culturali se non investendo gli scienziati sociali, antropologi e sociologi?

Terzo punto: La WILPF è soddisfatta per la firma del ATT per l’effetto che la vendita delle armi ha sulle vite delle donne vittime del loro uso ma in relazione alla risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza si tende a non dare il giusto peso alle donne nella mediazione dei conflitti, mentre una corretta applicazione della risoluzione produrrebbe anche un bilanciamento dei generi sul mercato del lavoro (vedi raccomandazione 34).

Il prossimo appuntamento per l’Italia presso il Consiglio dei Diritti umani sarà in marzo 2015, quando l’Italia dirà quali raccomandazioni ha accettato e quali ha respinto e verrà adottato definitivamente il rapporto.

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Un commento su “HUMAN RIGHTS COUNCIL INTERROGAZIONE DELL’ITALIA DEL 27/10/2014 PER L’UNIVERSAL PERIODIC REVIEW

  1. vincenzo
    03/02/2015

    L’ha ribloggato su Redvince's Webloge ha commentato:
    la civiltà dell’umanità si è fermata con il nucleare e le sue nefande conseguenze

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Questa voce è stata pubblicata il 01/21/2015 da con tag , .

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